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La corsa internazionale per approdare sul lato nascosto della Luna


A distanza di quasi un anno dalle prime dichiarazioni a proposito di un nuovo piano per portare (ancora una volta) l’uomo sulla Luna, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sembra aver scelto la propria alleata nell’impresa: la Russia. E vogliono fare le cose in fretta, entro il 2020.

Risale al 18 gennaio scorso il video in cui l’ESA sottolineava l’importanza di una collaborazione internazionale per portare a termine il progetto, oltre a spiegare le diverse ragioni per cui approdare sul lato nascosto della Luna (quello che dalla Terra non vediamo mai) sarebbe un colpo grosso per la scienza.

Potrebbe esserci acqua e potrebbe esserci un’ottima ricezione della radiazione cosmica di fondo: la prima è un’ottima ragione per colonizzare il nostro satellite in pianta stabile, la seconda—che è una sorta di registrazione in delay dell’origine dell’universo—è, in pratica, uno dei modi migliori per ottenere un bel mucchio di informazioni utili sull’universo.

L’idea di colonizzare la Luna costruendo una base permanente sembra, stando alle recenti notizie, meno fantascientifica del previsto, anche se le dinamiche politiche sono un po’ più complesse: è infatti la Roscosmos (ovvero l’agenzia spaziale russa) ad aver dichiarato l’intento di raggiungere il satellite naturale entro il 2020, aggiungendo che l’ESA è più che benvenuta a unire gli sforzi nell’impresa.

In pratica la cosa funziona così: entrambe le agenzie intendono arrivare sulla Luna, entrambe sostengono la necessità di una missione con un team internazionale, ma mentre la Russia si è già dichiarata pronta alla collaborazione, l’ESA potrà dare la sua conferma ufficiale solo alla fine del 2016, dopo un incontro tra politici.

La Roscosmos ha messo a disposizione il lander robotico Luna 27, che dovrà—in teoria—raggiungere il polo sud del corpo celeste, per analizzarne le caratteristiche, in vista della seconda parte della missione, che coinvolgerebbe astronauti in carne e ossa. Igor Mitrofanov dello Space Research Institute di Mosca, scienziato a capo del progetto, ha detto alla BBC che il “21esimo secolo sarà il secolo degli avamposti permanenti della civiltà umana, ed è dovere del nostro paese partecipare a questo processo,” sottolineando il beneficio economico che si potrebbe trarre dalle risorse naturali presenti sul satellite.

Anche James Carpenter dell’ESA ha messo in chiaro l’importanza di focalizzare la missione sul polo sud della Luna, dove il Sole non arriva del tutto e dove potrebbero quindi trovarsi sostanze chimiche ghiacciate—dall’alto valore scientifico, ma anche economico.

L’ipotesi che la Luna possa diventare una miniera di sostanze difficili da rinvenire sulla Terra non è quindi da sottovalutare—anzi: gli interessi economici di diverse nazioni (tra cui la Cina, che come riporta la BBC, ha programmato un allunaggio per il 2030 circa), sarebbero una delle spinte più forti alla base del ritorno dell’uomo sulla Luna, progetto accantonato dagli anni Settanta.

Per tirare le fila del discorso, forse andremo sulla Luna, forse ci andremo a breve, forse ci andremo tutti insieme, ma la cosa rischia di essere una rinnovata “corsa al petrolio.”

Chissà se qualche industriale ci costruirà mai davvero anche un parco di divertimenti a tema.

Giulia Trincardi

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