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giovedì, 5 Aprile, 2018
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Content marketing e statistica

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I che distribuiamo sui nostri siti o nelle attività di content marketing off-site non possono prescindere dalla presenza e dall’integrazione di dati statistici, indispensabili per imprimere importanza e veridicità alle nostre affermazioni. Una tesi risulta molto più interessante se è supportata da numeri: un conto è scrivere “molte persone sono rimaste coinvolte in incidenti domestici” e un altro è affermare “Secondo l’Istat l’11.3% degli italiani, quasi 700.000 persone, sono rimasti coinvolti in incidenti domestici”. Nel primo caso si ha a che fare con una tesi che ha le sembianze di un’opinione; nel secondo caso si è in presenza di un’informazione concreta che non può essere smentita (ovviamente, dando per validi i dati a sostegno).

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Perché servono i dati

I dati sono importanti per chi legge perché rassicurano e offrono una conferma fattuale e pratica di ciò che viene sostenuto: è come se un contenuto che include dati fosse considerato più veritiero rispetto a uno che ne è privo. Ciò vale per qualsiasi settore, da quello alimentare a quello edile, da quello elettronico a quello artistico: il marketing online non può non tenerne conto. Qualunque sia il tipo di contenuto che si progetta tramite il content marketing – un post su un blog, un video, un articolo di approfondimento – vale la pena di renderlo più solido con dei dati, magari espressi con l’aiuto di un’infografica, che li rende meno respingenti e più fruibili.

Dove trovare i dati?

Certo, non sempre trovare i dati di cui si ha bisogno è semplice: il consiglio è quello di approfittare di dati individuati ed elaborati da altri, ovviamente dopo aver chiesto il consenso dei relativi proprietari. Si tratta di una pratica diffusa, utile per tutte quelle ricerche settoriali sparse in Internet che hanno bisogno di essere rese più fruibili. A volte, infatti, i loro esiti sono destinati a restare ignoti perché vengono presentati in formati ben poco invitanti, magari sotto forma di testi prolissi o estremamente lunghi che non rappresentano certo uno stimolo alla lettura.

Come utilizzare i dati

Una volta ottenuto il consenso dell’istituto che ha prodotto i dati, chi si appresta a redigere un contenuto può riutilizzare gli stessi come meglio crede, scegliendo tra le numerose opportunità a sua disposizione e tra i vari formati. Una presentazione è la soluzione più tradizionale, ma non per questo da disprezzare, mentre un video è più coinvolgente ma presuppone un lavoro più elaborato; il giusto compromesso può essere individuato, quindi, nel ricorso a una infografica, la cui peculiarità è quella di concentrare i vari dati da esporre in una sintesi estremamente intuitiva, facile da leggere e da interiorizzare, grazie a segni, simboli grafici e colori scelti ad hoc. Le indagini settoriali di pubblico dominio costituiscono fonti molto preziose per il reperimento di dati: vi si può attingere senza preoccupazioni. Google Public Data e DatiOpen.it sono due esempi che vale la pena di tenere in considerazione in proposito.

Le fonti di informazioni

Le fonti di informazioni numeriche a cui ci si può affidare, in ogni caso, sono molte di più: oltre alle analisi e agli studi dei trend di settore, per esempio, non ci si può dimenticare del social monitoring, che è strettamente correlato con il customer care e che prevede di prestare attenzione alle domande più frequenti, ai feedback e alle opinioni espresse dagli utenti sui social network. Altrettanto preziosi sono gli strumenti di analytics del sito su cui si lavora: gli articoli più letti e i prodotti più cercati (nel caso di un e-commerce) sono indicatori di valore assoluto.