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Innesto Microchip per i dipendenti USA. Sarà sottopelle tra pollice ed indice


Innesto Microchip sottopelle, una proposta di un’azienda USA ai propri dipendenti, raccogliendo entusiasmo e diffidenza quasi in egual misura. Ecco la storia, per capire a cosa serve questo microchip e quali siano le implicazioni per il futuro.

Diciamolo subito: la prospettiva di farsi installare dall’azienda un microchip sottopelle non crediamo piaccia a nessuno così a istinto, poiché vengono subito alla mente scenari di controllo e privacy violata come ne abbiamo visti tanti in film, serie TV e libri di fantascienza. O meglio, quello che la fantasia ha partorito in passato, oggi si può parlare semplicemente di scienza, anche se occorre parlare con maggior approfondimento di quello che sta succedendo in questi giorni presso la Three Square Market (chiamata anche 32M) in Wisconsin, USA.

Innesto Microchip dove?

Innesto Microchip per i dipendenti USA. Sarà sottopelle tra pollice ed indice 2Innesto Microchip per i dipendenti USA. Sarà sottopelle tra pollice ed indice 1L’azienda ha proposto ai propri dipendenti la possibilità di farsi installare un piccolissimo chip RFID sottopelle, fra pollice e indice (le dimensioni sono quelle di un chicco di riso basmati, di quello lungo), con lo scopo di semplificare alcune azioni svolte quotidianamente fra le mura dell’azienda. L’azienda ovviamente si fa carico del costo, circa 300 Dollari, per tutti coloro i quali abbiano scelto di accettare quello che sembra un progetto destinato ad essere ripetuto sempre più spesso in futuro.

Cosa fa questo “benedetto” chip? Può essere usato per aprire porte, registrare la presenza, fare acquisti ai distributori automatici e sbloccare smartphone e PC grazie alla connettività NFC semplicemente alzando una mano verso l’apposito lettore, facendo quindi le veci di chiavi più o meno elettroniche e carta di credito. L’azienda ha tenuto a sottolineare come il chip non disponga di modulo GPS, quindi nessun tracciamento di nessun tipo per i dipendenti, molti dei quali hanno quindi accettato dopo una prima, comprensibile, diffidenza.

La percentuale di chi ha accettato è stata ben superiore alle attese, oltre 50 persone su 85, come riferito da Sciencealert. Il pragmatismo e la praticità tipicamente USA quindi sembra aver vinto sulla diffidenza, almeno in questo caso in cui l’azienda ha salvaguardato la privacy almeno per come è comunemente intesa. Già, poiché il non essere tracciati via GPS è solo uno degli aspetti, come sottolineato da alcuni rappresentanti dei lavoratori. Si è infatti sollevata la critica di poter raccogliere dati e statistiche sull’utilizzo del chip per le funzioni preposte, sebbene l’allarme ci sembri, in questo caso, eccessivo.

Tutto però può cambiare se si ipotizza un utilizzo di questi chip con funzionalità aggiuntive in un futuro prossimo, magari in aziende con decine di migliaia di dipendenti. Il chip proposto ai propri dipendenti dalla 32M ci sembra tutto sommato innocuo e per certi versi pratico, ma sarà sempre così?

Alessandro Bordin

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