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Creme solari dai batteri


Creme solari dai batteri. I batteri amanti del sole possono diventare biofabbriche per la produzione di creme solari di nuova generazione, più sicure per la pelle e l’ambiente: coltivati all’interno di bioreattori, potrebbero fabbricare su scala industriale tutte quelle sostanze naturali che usano normalmente per proteggersi dai raggi Uv e che potrebbero diventare una valida alternativa completamente bio ai filtri solari sintetici oggi in commercio. A sostenerlo è uno studio pubblicato sullo European Journal of Phycology dall’università iraniana di Isfahan in collaborazione con lo University College di Londra e la Swansea University, in Gran Bretagna.

”Stiamo entrando in una nuova era in cui ci si rivolge sempre più spesso alla natura per rimpiazzare le vecchie sostanze chimiche di sintesi”, afferma Carole Llewellyn, ricercatrice della Swansea University. ”Anche l’industria è portata a cercare prodotti naturali alternativi – prosegue l’esperta – e i cianobatteri, cioè i microbi che usano la luce solare per fare fotosintesi, offrono un nuove potenzialità”.

Creme solari dai batteri. Questi batteri producono diverse sostanze naturali per proteggersi dalla disidratazione e dai pericolosi raggi ultravioletti

Abituati a vivere sotto il sole in ambienti estremamente aridi, producono diverse sostanze naturali per proteggersi dalla disidratazione e dai pericolosi raggi ultravioletti. Il loro utilizzo come ingredienti nelle creme solari e idratanti permetterebbe di ottenere prodotti biodegradabili e più sicuri, che non generano reazioni cutanee perfino nelle pelli più sensibili e che non mimano l’azione degli ormoni estrogeni causando pericolosi squilibri nel sistema endocrino.

Anche l’industria cosmetica potrebbe trarre numerosi vantaggi dall’impiego dei cianobatteri: facili da coltivare, per sopravvivere richiedono soltanto luce solare, anidride carbonica e pochi nutrienti di base; inoltre sono capaci di rinnovarsi e riprodursi continuamente, garantendo una produzione no-stop. Per concretizzare questo scenario servono però nuove tecnologie che permettano la coltivazione dei microrganismi su larga scala e a costi accessibili.

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