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Alzheimer, alcuni segnali possono annunciare l’arrivo della malattia


Alzheimer, alcuni segnali possono annunciare l’arrivo della malattia. Si può prevedere la comparsa della malattia di Alzheimer con diversi anni di anticipo? È la domanda che si pongono molti adulti, una volta imboccato il viale della terza età.

Serve una risposta chiara: al momento non c’è alcun esame diagnostico ritenuto predittivo della comparsa della più diffusa forma di demenza senile. Eppure ci sono alcuni segnali che, se notati, suggerirebbero quanto meno di consultare il proprio medico.

Alzheimer, alcuni segnali o meglio campanelli d’allarme ne possono annunciare l’arrivo 

È questo il messaggio che emerge da una ricerca pubblicata nelle scorse settimane sul «Journal of Alzheimer’s Disease», condotta dall’ Istituto di neuroscienze del Cnr, dalle Università di Firenze e Bari, dall’istituto di ricerca «Casa Sollievo della Sofferenza» di San Giovanni Rotondo e dall’ Istituto Superiore di Sanità. I ricercatori hanno scoperto che la difficoltà nello svolgere attività quotidiane più complesse, come maneggiare il denaro o cucinare, può rivelare con otto anni di anticipo lo sviluppo della demenza nei soggetti affetti da lieve deficit cognitivo.

Così si definisce «lo stadio di pre-demenza che funge da trait d’unione tra il normale invecchiamento mentale e il deterioramento alla base di una malattia complessa come l’Alzheimer», dichiara Claudio Mariani, direttore dell’unità di neurologia all’ ospedale Sacco e ordinario all’ Università Statale di Milano.

La ricerca, coordinata da Emanuele Scafato (centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell’istituto Superiore di Sanità), è stata condotta su 2400 over 65 e ha evidenziato come avere difficoltà nel portare a termine attività più complesse può essere la spia di una forma di demenza latente: indipendentemente dall’età e dal sesso del paziente, oltre che dalla presenza di altre malattie.

Tra le azioni considerate, i ricercatori hanno individuato l’utilizzo del telefono e dei mezzi di trasporto, la preparazione dei pasti, l’assunzione dei farmaci e il maneggio del denaro. Lo studio ha inoltre individuato un legame tra il numero di attività strumentali che creano problemi e lo sviluppo della demenza.

«Incontrare difficoltà in una sola delle attività complesse raddoppia il rischio di demenza, mentre se quelle interessate sono più di quattro il rischio aumenta di nove volte nei successivi otto anni», chiarisce Antonio Di Carlo, ricercatore nella sezione di neuroepidemiologia del Cnr.

Dopo i 60 anni attenzione e disturbi dell’umore

A queste indicazioni, è possibile aggiungere quelle dettate dall’ Alzheimer’s Association, che ha stilato un decalogo di sintomi premonitori. Si va dalla perdita di memoria alle difficoltà nelle attività quotidiane, passando per i problemi di linguaggio, il disorientamento nello spazio e nel tempo, la riduzione delle capacità di giudizio e le difficoltà nel pensiero astratto.

Anche la difficoltà nel riporre gli oggetti nello stesso posto da cui erano stati prelevati, i cambiamenti di umore, di personalità e la mancanza di iniziativa sono segnali da non trascurare. Prova ne è anche il fatto che la depressione è considerata a tutti gli effetti un fattore di rischio per la malattia di Alzheimer.

Fabio Di Todaro

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