Mancanza di privacy procura ai maiali depressione e nervosismo


La mancanza di privacy ha fatto diventare i maiali britannici ansiosi e depressi. La vita nel recinto sta loro decisamente troppo stretta. Se, data la loro consistente mole, all’amabile suino fosse concesso un po’ più di spazio e qualche ora di solitudine e privacy, la sua esistenza diventerebbe di certo più rosea. Ne è convinta la dottoressa Francoise Wemelsfelder, una studiosa dello Scottish Agricultural College di Edinburgo che ha passato sette anni ad osservare il comportamento dei maiali. Analizzando il linguaggio corporeo dell’animale, la Wemelsfelder è riuscita a decifrare i segnali che indicano se un maiale è felice oppure no.

Secondo la studiosa, un suino a cui è concesso di stare all’aria aperta e di strusciarsi e sdraiarsi nella paglia, sarà di certo un maiale felice e sano, socievole con i propri simili ed amante della compagnia dell’uomo. Tuttavia, nonostante la sua natura socievole, il maiale ama anche ritagliarsi uno spazio di tranquillità e solitudine e la vita negli affollati allevamenti intensivi spesso non glielo permette.

Come la mancanza di privacy influenza il carattere

Secondo la Wemelsfelder i segnali sono chiari:

‘Diventano agitati, irritabili, apatici e disattenti. Soffrono così tanto dall’essere ammassati tutti insieme che vivono in un continuo stato di tensione perché non possono evitare il contatto con i loro simili o sfuggire al maiale più forte, aggressivo e dominante’.

Le fotografie scattate dalla studiosa lo documentano: ammassati in un recinto senza paglia su cui coricarsi e tolta loro la possibilità di trovare un po’ di privacy, i maiali, animali normalmente socievoli ed allegri, diventano tristi, annoiati e nervosi.

‘Tradizionalmente gli scienziati parlano di paura, dolore e aggressività nel comportamento animale, ma non si soffermano su sentimenti come la depressione e la noia’, ha affermato la ricercatrice. ‘Tuttavia gli animali mostrano di avere un’ampia gamma di sentimenti. Dalle mie fotografie – ha aggiunto la Wemelsfelder – si capisce quanto questi maiali siano tesi e sopraffatti da questa forma di reclusione forzata. Gli allevamenti intensivi li fanno soffrire e questo è per molti versi inaccettabile’.

Il lavoro della dottoressa Wemelsfelder è stato finanziato dal governo e la studiosa spera che i risultati della ricerca spingano ad un miglioramento delle condizioni di vita degli animali.

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