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Fragilità dello smalto dei denti, una questione di geni


Fragilità dello smalto dei denti. Controlli dal dentista, lavaggi accurati dopo i pasti, filo interdentale e attenzione ai dolci. Prendersi cura della propria igiene orale è fondamentale per evitare la formazione della carie, ma tutte queste precauzioni potrebbero non bastare. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Zurigo e pubblicato su Science Signaling, la mutazione di alcuni geni che regolano lo sviluppo dell’embrione, permettendo lo sviluppo e la nascita di un bambino, sono la causa della fragilità dello smalto dei denti, rendendoli più suscettibili all’azione dei batteri.

“Ben presto – spiega Claudio Cantù, che ha portato avanti la ricerca insieme a un altro studioso italiano, Pierfrancesco Pagella – potremo conoscere le caratteristiche dello smalto dei nostri denti e fare un adeguato lavoro di prevenzione”.

Lo smalto dentale è composto da prismi, delle barrette mineralizzate disposte in un ordine preciso. Negli incisivi dei topi utilizzati per la verifica, sottoposti alla mutazione dei geni che gli studiosi hanno individuato, lo schieramento dei prismi non era regolare e i difetti dello smalto visibili anche a occhio nudo.

“I topi hanno una struttura dentale simile alla nostra. Gli incisivi però, a differenza dei molari, si formano e crescono in continuazione. Questo ricambio perpetuo, una volta disattivato il gene – spiega Cantù –, ci ha permesso di osservare ciò che avevamo ipotizzato”.

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La mutazione genetica che rende i nostri denti più vulnerabili all’azione dei batteri potrebbe essere ereditaria. Stabilire quanto sia l’incidenza negativa rispetto a chi ha uno smalto dentale normale non è ancora possibile.

“Abbiamo lavorato sui topi – prosegue il ricercatore – perché i meccanismi che regolano lo sviluppo dei denti e dello smalto sono molto simili di a quelli umani. Forse un giorno sarà possibile studiare più approfonditamente gli effetti di varie mutazioni negli uomini e capire chi sia, e in che misura, più sensibile a disturbi dentali”.

Al momento, però, dai laboratori di Molecular life sciences e di Oral biology di Zurigo, diretti dai professori Konrad Basler e Thiomios Mitsiadis, si dicono soddisfatti: “Stavamo analizzando i geni embrionali nel loro rapporto con le cellule cancerogene. Non ci aspettavamo assolutamente di scoprire che interagissero con l’amelogenina, la proteina che ha un ruolo primario nella formazione dei denti”.

Claudio Cucciatti

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