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Antica mappa astrale incisa in un osso di 32 mila anni fa


Antica mappa astrale. La scoperta è di un archeologo tedesco che ha interpretato un reperto trovato anni fa in una valle lungo il corso del Danubio. Si tratterebbe della costellazione di Orione

Una tavoletta di osso di mammuth grande come la metà di una carta da gioco, spessa appena quattro millimetri e istoriata su entrambi i lati: secondo un paleoastronomo (o, se si preferisce, astro-archeologo) tedesco, che la sta studiando con l’ausilio delle più sofisticate risorse della tecnologia, riproduce la costellazione di Orione e si tratta della più antica mappa astrale conosciuta, oltre che uno dei primi reperti recanti l’impronta dell’uomo mai trovati.

tavoletta di osso di mammuth orione

tavoletta di osso di mammuth orione

La tavoletta è stata trovata quasi 25 anni fa nella valle dell’Ach, in Germania, lungo il corso del Danubio. Prove al carbonio-14 la situano tra 32.000 e 38.000 anni fa e la fanno ricondurre alla misteriosa civiltà di Aurignac. Su di essa gli studiosi concordano per ben pochi elementi. Che proveniva dall’Est e che soppiantò la civiltà autoctona di Neanderthal. Michael Rappenglueck – uno studioso già noto quando insegnava all’Università di Monaco e aveva identificato come carte stellari alcuni disegni tracciati nelle pareti di caverne preistoriche – è persuaso che la figura umana ben visibile sul recto della tavoletta non possa essere altro che la raffigurazione di Orione, il Cacciatore del firmamento, con tanto di spada e accompagnato da uno dei suoi cani. Nel verso, invece, lo studioso ha ravvisato addirittura un calendario, probabilmente usato per calcolare i cicli femminili di fertilità e di gestazione.

Lo si deduce dalle 86 tacche, disposte su quattro file verticali, che per Rappenglueck e altri studiosi avrebbero due significati particolari. Il primo è che 86 è il numero da sottrarre ai giorni di un anno per calcolare quelli che mediamente dura una gestazione umana. Ma è anche il numero di giorni in cui nell’anno è visibile una delle stelle tra le più luminose di Orione. E agli occhi indagatori e assieme ingenui dei nostri progenitori di 30 o 40 mila anni fa la costellazione potrebbe benissimo aver concorso a presiedere il fluire e lo sviluppo dell’esistenza.

D’altra parte Orione, tra le costellazioni, ha sempre goduto di un significato particolare per numerose civiltà in epoche e luoghi diversi. Gli antichi egizi, ad esempio, identificavano il Cacciatore astrale con il dio Osiride, simbolo lunare (ma maschile) dell’alternarsi del giorno e la notte e delle stagioni, comprese quelle della vita.

fonte newton.corriere

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