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Novembre 22, 2016
Terremoto e Pacemaker l'ultima bufala della rete

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Pacemaker. Di danni (e vittime) ne fa davvero, ma di sicuro non mette a rischio i portatori di pacemaker e defibrillatori impiantabili. Terremoto, l’ultima bufala della rete lo mette in relazione a un  presunto pericolo per i cardiopatici. Addirittura esposti alle conseguenze di improvvise onde elettromagnetiche che farebbero sballare i pacemaker. Con tanti saluti all’affidabilità dei devices che, invece, sono veri e propri salvavita.

Pacemaker e la notizia in rete

Su alcuni siti, a pochi giorni dall’evento sismico che ha sconquassato il centro Italia, sono comparsi singolari avvertimenti: attenzione alle interferenze generate dal campo magnetico che si sprigiona dalle zone del terremoto. Ma se la notizia ha fatto sorridere con malcelata insofferenza gli scienziati, per la stupidità di chi lancia un allarme del genere, sono in tanti i pazienti che hanno tempestato di telefonate il proprio cardiologo e il centro ambulatoriale preposto al controllo di pacemaker e defibrillatori.

Allarme infondato. Maurizio Santomauro, specialista di elettrostimolazione della Federico II di Napoli e presidente del Giec (Gruppo italiano emergenze cardiologiche), premette subito che l’allarme è totalmente e

«scientificamente infondato, una bufala. Mi hanno riferito di molti pazienti dei paesi colpiti che in quattro e quattr’otto sono letteralmente scappati dalla propria residenza per timore di malfunzionamento degli apparecchi cardiologici salvavita».

Pacemaker e la verità scientifica 

La realtà è ben diversa del drammatico quadro  dipinto dagli untori del web. Tant’è vero che i soggetti portatori di pacemaker di ultima generazione possono essere sottoposti perfino alla risonanza magnetica. Un esame che fino a qualche anno fa era off-limits, proprio per la vulnerabilità dei devices alle onde elettromagnetiche generate dalla tecnologia diagnostica.

Rimane invece una precauzione da rispettare nei confronti di particolari fonti elettromagnetiche, quelle generate da alcuni elettrodomestici. Come la coperta elettrica collegata alla rete, le saldatrici ad arco, il tagliaerba, il trapano elettrico, gruppi elettrogeni e i telefoni cordless. Innocui invece sono i telefoni cellulari, gli elettrodomestici, i computer, i telecomandi per la TV.

Le onde elettromagnetiche.  La radiazione elettromagnetica è caratterizzata dalla frequenza e dalla lunghezza d’onda, grandezze inversamente proporzionali tra di loro: più aumenta la prima, più diminuisce la seconda, e viceversa. Spiega Santomauro:

«In base alla gamma di frequenza, le onde elettromagnetiche sono suddivise in tre classi, mentre in base alla lunghezza d’onda le radiazioni vengono rappresentate da  due classi principali: le ionizzanti (inferiore a quella della luce visibile), come raggi X e raggi gamma e le non-ionizzanti, con lunghezza superiore a quella della luce, ma che a differenza delle prime sono caratterizzate da un trasporto di energia quasi trascurabile. Queste sono le radiazioni con cui si viene a contatto quotidianamente. Per esempio, con i forni a microonde, le linee elettriche ad alta tensione e i cellulari. Certo, l’interferenza elettromagnetica (Emi) e la compatibilità elettromagnetica (Emc) sono costantemente all’attenzione dell’industria biomedicale, ovunque nel mondo».

La Emc, tecnicamente è la capacità di un’apparecchiatura elettrica o elettronica di funzionare senza provocare fenomeni di disturbo o interferenza con altre tecnologie.

I disturbi elettromagnetici.  I tecnici li hanno divisi in due categorie, i necessari e gli inevitabili. Tra i primi figura il telefono cellulare, che quando entra in funzione genera un’onda radio.

“Quando invece il frigorifero stacca il compressore, si genera un picco di corrente, un disturbo che non è necessario per la funzionalità del frigorifero ma che è inevitabile. – precisa Santomauro –  Per regolamentare l’esposizione ai campi elettromagnetici organismi internazionali come l’International Commission On Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), l’American National Standard Institutes (ANSI) e in Europa il Comitato per la Normalizzazione Elettrotecnica (CENELEC), hanno stabilito i livelli limite di esposizione che, se rispettati, assicurano un’adeguata protezione sanitaria”.

L’acronimo EMI identifica il fenomeno che può verificarsi quando un dispositivo elettronico viene esposto a un campo elettromagnetico. Ancora lo specialista:

“In questo caso può verificarsi un malfunzionamento temporaneo o permanente del dispositivo stesso. Ogni device che ha al suo interno un circuito elettronico può essere sensibile a un’interferenza di questo tipo. La tecnologia digitale, attualmente applicata anche ai telefoni domestici senza fili (cordless), può interferire con il pace-maker più di quella analogica tipica dei modelli di vecchia generazione. E questo dipende proprio al segnale digitale: alcune sue componenti interne a bassa frequenza possono attraversare i filtri di sensing e interferire con il normale funzionamento del pacemaker (durante le varie fasi di utilizzo del telefonino: accensione, spegnimento, squillo e comunicazione). Le possibili interazioni sono tutte di natura temporanea: il semplice allontanamento del telefono dal  pacemaker  ripristina il suo corretto funzionamento”.

Le precauzioni? Semplici ed efficaci: mantenere una distanza di almeno 15 cm tra telefono e  pacemaker cercando di utilizzare l’antenna estratta (nei modelli che lo permettono) e conversare con l’orecchio del lato opposto a quello in cui si trova il pace-maker.

E per quanto riguarda gli smartphone?

“Non è stata dimostrata alcuna reale interferenza neanche a distanze inferiori a 3 cm. Per i tablet invece, i magneti  potrebbero creare interferenze sui defibrillatori se avvicinati sotto i 3 cm”.

Fonte