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Come si orientano i pipistrelli? Usano il radar e la statistica


Come si orientano i pipistrelli? Grazie all’analisi statistica delle onde acustiche riflesse, i volatili riescono a distinguere anche il tipo di albero che hanno davanti.

C’è un professore di statistica nel regno animale, i suoi calcoli però non gli servono per elaborare sondaggi, ma per sopravvivere. E’ il pipistrello, che Lutz Wiegrebe della Ludwig Maximilians University ha scoperto capace di trattare statisticamente l’eco di oggetti complessi come gli alberi.

Grazie a questa capacità di analizzare le onde acustiche riflesse, i pipistrelli sono esperti botanici: facendo una media dei segnali ricevuti possono distinguere un pino da una quercia, spiega lo scienziato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (Pnas).

Come si orientano i pipistrelli ?

I pipistrelli sono animali notturni e si orientano emettendo con la laringe o con il naso ultrasuoni, dei quali poi captano i segnali riflessi (ecolocazione). Sono maestri di questo sistema di orientamento e per ricevere immagini precise dell’ambiente modulano l’altezza dei segnali che emettono. Quando gli ultrasuoni incontrano un oggetto, ogni punto della superficie invia un eco. Il pipistrello somma quindi i diversi segnali che riceve e capisce che cosa ha di fronte. Finora era un mistero come facessero a decifrare eco complesse come quelle inviate da forme irregolari, come gli alberi, sfida resa ancora più complicata dal perenne movimento del fogliame e, quindi, dall’istantanea modifica degli echi captati.

Per capire il loro trucco, Wiegrebe ha messo alla prova i pipistrelli frugivori dal naso a lancia (Phyllostomus discolor), analizzando la loro tattica di fronte a oggetti contorti. Lo scienziato ha usato fantocci di varia forma intricati come alberi, ciascuno con un gran numero di superfici, fino a un massino di 4.000. Alcuni oggetti avevano tantissime superfici riflettenti onde di scarsa intensità e quasi uguali tra loro, qualcosa di simile a un pino con la sua miriade di piccoli aghi. Altri fantocci erano simili ad una quercia, con meno superfici ma diverse tra loro e quindi in grado di inviare segnali variamente intensi. Entrambi i sistemi sono caotici, ma il pino è nel complesso più regolare perché ha tantissime superfici tutte uguali, mentre la quercia è più rugosa.

In ogni caso il pipistrello non ha tempo di contare uno per uno i segnali, né di impazzire seguendo i microscopici movimenti del fogliame. Quel che fa invece è crearsi un’idea generale della rugosità complessiva dell’oggetto. In questo modo carpisce la sua immagine senza dover memorizzare il ‘pattern’ preciso dei segnali e questo gli basta non solo per non andare a sbattere, ma anche per sapere senza errore dove andare a cercare un buon pasto.

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