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Vivere senza supermercato. E’ possibile vivere bene?


Vivere senza supermercato. Un anno senza mai mettere piede in un supermercato. Quando ha annunciato l’intenzione di farlo, a gennaio 2015, amici e parenti le hanno detto di tutto: morirai di fame, tuo marito ti lascia, non duri più di una settimana.

Di anni, invece, ne sono passati due ed Elena Tioli, oltre a non essere più tornata in un supermercato, a non essere morta di fame e a non aver divorziato, sulla sua esperienza ha scritto anche un libro.

“Vivere senza super mercato” (Terra Nuova Edizioni) si apre con le confessioni di una ex consumatrice accanita che del supermercato aveva fatto la sua casa e appassionata del già pronto: sughi pronti, pasta pronta, insalata in busta. Non proprio una consumatrice critica, insomma, che però da due anni ha cambiato approccio pur vivendo in una grande città come Roma. Ed ecco come.

 

Vivere senza supermercato, ecco come fare

Primo passo: iscriversi a un Gas, un Gruppo di acquisto solidale grazie al quale fare rifornimento di frutta e verdura di stagione a km zero (ma non solo, lei acquista anche tovaglioli e fazzoletti di carta e asciugatutto, ma i Gas offrono anche carne, formaggi, pasta e così via).

Regola numero due: guardarsi attorno. E’ così che si notano finalmente le tante realtà che ci circondano, ma che spesso restano invisibili: piccoli produttori, botteghe, negozietti e mercatini di quartiere. Fino agli orti urbani: solo a Roma, Elena dopo aver fatto questa scelta ne ha scoperti 150.

Tra le parole d’ordine: sfuso. Per chi ha la fortuna di averne uno a portata di mano, il negozio leggero vende tutto alla spina, così si può comprare solo la quantità che ci serve riutilizzando i contenitori e abbattendo gli sprechi. E poi autoproduzione, imparando a fare in casa e testando le alternative naturali a detersivi & co.

E se raccontato così sembra di fare un salto nel passato, l’elemento interessante è che invece si tratta di una scelta super tecnologica che si avvale di app, siti, pagine e gruppi social che facilitano l’esperienza e la rendono condivisa.

“E’ proprio on line che viaggiano al meglio la filiera corta e il consumo critico – spiega Elena Tioli – Su internet è possibile trovare tutto: gruppi di acquisto solidale, negozi di prodotti sostenibili, consigli pratici e piattaforme in cui incontrare virtualmente piccoli produttori e conoscere realtà virtuose”.

Qualche esempio? Kalulu, Akilometrozero, l’Alveare che dice sì . Si tratta di piattaforme che mettono in contatto produttori e consumatori secondo la zona di provenienza ed eliminando gli intermediari.

Ma insomma, alla fine della fiera, perché rinunciare al supermercato? Per Elena la scelta è dettata, oltre che da una sorta di scommessa con sé stessa, dalla voglia di invertire le regole del consumo, privilegiando il km zero con i produttori locali, l’economia di quartiere con la riscoperta dei negozi di prossimità, il commercio equo e solidale.

Senza rinunciare a far quadrare i conti a fine mese. Grazie ai Gas, infatti,

“le mele io le pago 2,10 euro al kg, al supermercato mi costerebbero 2,59 euro, i peperoni che pago 2 euro al chilo al supermercato costano 2,35 euro – spiega la Tioli – naturalmente ci sono anche prodotti che costano di più ma il bilancio è comunque a mio favore, anche perché non è solo una questione di soldi”.

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