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Come riconoscere il miele buono anche cristallizzato


Miele buono, miele cristallizzato, miele chimico. Voi sapete riconoscerlo? Seguici in questa guida per riconoscere se il miele è buono o meno.

Se volete acquistare un vasetto di miele, fatevi guidare dall’occhio, oltre che dal palato. Per scegliere un prodotto di qualità è fondamentale aguzzare bene la vista, per controllarne l’aspetto, l’etichetta e le modalità con cui viene conservato, perfino nel negozio dove state facendo compere. Il miele, infatti, è un alimento “vivo”, ricco di preziose molecole attive che possono portare grandi benefici alla salute: per portarle intatte fino alla nostra tavola, dobbiamo essere sicuri che sia stato ben fatto e ben conservato. Ecco come capirlo.

L’etichetta non ci aiuta a riconoscere il miele buono

La denominazione “miele” riportata in etichetta certifica che nel vasetto c’è solo il prodotto naturale della lavorazione delle api, senza aggiunta di aromi o conservanti. A seconda dell’origine può essere “miele di fiori” o “miele di nettare”, quando è ottenuto dal nettare delle piante, oppure “miele di melata”, quando è stato prodotto dalle api a partire dalle secrezioni delle piante e degli insetti succhiatori che ci vivono sopra. La denominazione “miele” può essere integrata facoltativamente da informazioni sull’origine botanica (es. “miele millefiori” o “miele di castagno”), sull’origine geografica (es. “miele della Lombardia”) o con criteri specifici di qualità (es. “prodotto di montagna”). Meglio diffidare di scritte strane come “miele naturale”, “miele puro di api” o “miele balsamico di eucalipto”.

Le altre indicazioni che devono essere riportate sul prodotto riguardano la quantità netta, il nome e l’indirizzo dell’operatore alimentare responsabile, il lotto, il termine minimo di conservazione, le istruzioni per la conservazione e/o l’uso (se necessarie). Non cercate la lista degli ingredienti, perché tanto non esiste: il miele è infatti considerato un prodotto mono-ingrediente. Se vengono aggiunti altri ingredienti (ad esempio noci, mandorle e nocciole), si ottiene un prodotto completamente diverso, una preparazione alimentare che non può essere denominata “miele”. Anche le indicazioni nutrizionali non sono obbligatorie, perché i nutrienti presenti sono sempre gli stessi, con minime variazioni in termini di energia fornita, prevalenza relativa di zuccheri e così via.

Miele contraffatto come riconoscerlo

Il vasetto di miele liquido assomiglia ad un boccale di birra pieno di bollicine e con la schiuma in superficie? Oppure il miele solidificato ha assunto uno strano aspetto spugnoso? Meglio scartarli: queste alterazioni indicano che il prodotto contiene un tasso troppo elevato di umidità che ha favorito la fermentazione, cioè la trasformazione degli zuccheri in acidi, alcoli e anidride carbonica per azione dei lieviti naturalmente presenti nel miele. I prodotti fermentati non possono essere commercializzati, perché sono alterati e degradati, ma possono essere impiegati per uso industriale per la preparazione di cibi cotti.

Questo aspetto dipende molto dalla serietà e dalla professionalità dell’apicoltore che produce il miele. Il prodotto infatti deve essere ben filtrato, senza pezzettini di cera, propoli o insetti. Oltre ad essere limpido, non deve contenere sostanze estranee alla sua composizione, inclusi residui di pesticidi, inquinanti e farmaci. I limiti di legge applicati al miele sono più restrittivi e severi di quelli per alimenti di largo consumo come uova, latte e carni. Questo spiega perché a volte appaiono notizie allarmistiche sulla presenza di antibiotici nel miele: si tratta di sostanze che dovrebbero risultare completamente assenti in questo genere di prodotto, mentre in altri alimenti possono essere presenti sotto un limite soglia stabilito per legge.

Riconoscere il miele buono

Questo aspetto dipende molto dalla serietà e dalla professionalità dell’apicoltore che produce il miele. Il prodotto infatti deve essere ben filtrato, senza pezzettini di cera, propoli o insetti. Oltre ad essere limpido, non deve contenere sostanze estranee alla sua composizione. Due sono i fattori che determinano la freschezza del prodotto: la temperatura e il tempo di conservazione. Più passa il tempo, e più sale la temperatura, più si riducono gli enzimi attivi, le vitamine e le sostanze responsabili dell’aroma del prodotto. Esiste una tecnica di laboratorio che consente di verificare la freschezza del miele in maniera oggettiva, e consiste nella misurazione della molecola idrossimetilfurfurale (HMF). A noi consumatori, non resta che scegliere attentamente il produttore e il rivenditore.

Conservare il miele buono

Se mantenuto al fresco e mai riscaldato, il miele può durare tranquillamente 2-3 anni e anche di più. Bisogna mettere in conto che molto probabilmente passerà dallo stato liquido a quello cristallizzato: questo accade a tutti i mieli, soprattutto a quelli più ricchi di glucosio (come il miele di tarassaco o quello di trifoglio), mentre resistono più a lungo quelli ricchi di fruttosio (come l’acacia e il castagno). Per mantenere il miele allo stato liquido, lo si può tenere in freezer (anche a lungo) o in frigorifero per il tempo di consumo di un vasetto. Un miele già cristallizzato si può sciogliere a bagnomaria senza superare i 40°C. Tenere il miele in cantina, invece, ne favorisce la cristallizzazione.

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