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Aprile 5, 2018
Il dramma dei 30-40enni: la generazione perduta del mondo del lavoro

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Crescono gli inattivi, pochi i contratti stabili e diminuiscono gli occupati. Sono le tinte fosche di un mercato del lavoro che riserva i bocconi più amari alla cosiddetta “generazione di mezzo”, quella dei 30-40enni: affannata nella ricerca di una nuova occupazione a termine, ben lontana da un progetto di stabilizzazione, come l’età vorrebbe.

Secondo i dati ISTAT dell’ultimo mese del 2017, è stata registrata una riduzione della disoccupazione del 10,8%. Dato importante poiché rappresenta il minimo storico dal 2012, eppure non così positivo se letto alla luce del quadro complessivo. A fronte di una contrazione di 47mila disoccupati, si è presentato un incremento mensile di 112mila inattivi. È la categoria degli sfiduciati, ovvero quanti hanno smesso di cercare un’occupazione.

Numeri che non stupiscono. Il nostro Paese è del resto primo in Europa per inattivi che costituiscono un valore del 12% in rapporto alla forza lavoro globale. Un senso di sfiducia verso il mondo del lavoro che nasce spesso dal succedersi di contratti a termine, in altri casi dai mancati rinnovi o da formule di lavoro discontinuo.

Oltre alla riduzione degli occupati, 66mila in meno sempre sulla base dei dati mensili ISTAT, c’è un aspetto chiave che corrisponde a una criticità di difficile soluzione: l’assenza di lavoro stabile.

Il Jobs Act, con l’introduzione del contratto a tutele crescenti, non ha dato i frutti sperati. Crescono gli occupati (+278mila nel confronto tra dicembre 2017 e quello dell’anno precedente) ma si tratta esclusivamente di contratti a termine. Quelli a tempo indeterminato sono addirittura diminuiti, come del resto gli autonomi.

In particolare, secondo quanto indicato da Il Sole 24 Ore, che fa riferimento ai report ISTAT relativi al 2017, durante lo scorso anno ci sono stati 234mila occupati in meno (rispetto al 2016) nella fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni. Maggiormente colpito sarebbe lo scaglione 35-49, caratterizzato da meno 204mila occupati.

C’è un altro dato che dovrebbe far riflettere sulle contraddizioni e i problemi affrontati dai 30-40enni: i pensionati rappresentano la sola categoria ad aver accresciuto il reddito negli ultimi dieci anni. C’è quindi uno scontro generazionale, questione però che non esaurisce il problema.

La flessibilità del lavoro si è tradotta in un vortice di precariato dal quale gli over 30 sembrano condannati a non uscire. Una condizione dalle forti ripercussioni sul piano psicologico, in termini di stress, prospettive di vita (calo delle nascite) e ovviamente dal punto di vista puramente economico.

Uno scenario di cui i 30-40enni sono le principali vittime, costruito nel corso degli ultimi decenni con politiche regressive: che hanno afflitto con formule iper-liberiste una parte della popolazione, lasciando invece inalterati i privilegi dell’altra.