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Alopecia androgenetica femminile: di cosa parliamo?


Il fenomeno della perdita di capelli conosciuto con il nome di alopecia non riguarda solo gli uomini, ma può coinvolgere anche le donne. Esso consiste in una perdita di capelli che, a seconda dei casi, può essere diffusa in tutto il capo o localizzata solo in alcune porzioni di esso. Nella maggior parte delle circostanze, la sua comparsa è da attribuirsi all’azione che viene esercitata dagli ormoni androgeni, ma un ruolo fondamentale è quello svolto dalla genetica. Per questo motivo, si parla di alopecia androgenetica, una condizione che – sulla base delle stime più recenti – riguarda 22 milioni di persone solo nel nostro Paese: di queste, 18 milioni sono uomini e ben 4 milioni sono donne. Si calcola che intorno ai 50 anni di età una donna su tre e un uomo su due debbano fare i conti con la calvizie o comunque con problemi collegati con l’alopecia androgenetica.

La situazione tra le donne

Di solito la perdita di capelli tra le donne è più attenuata rispetto a quello che avviene tra gli uomini, ma ciò non toglie che le ripercussioni che ne possono derivare dal punto di vista psicologico siano molto forti, se non addirittura devastanti, a causa del consistente danno di immagine che si materializza. Il lato positivo è che le opportunità terapeutiche relative al trattamento dell’alopecia androgenetica femminile non sono poche, ma – soprattutto – risultano efficaci e producono una quantità limitata di effetti collaterali.

Perché compare l’alopecia androgenetica?

In assenza degli androgeni, che sono degli ormoni, questo disturbo non si può manifestare. Ciò non significa, comunque, che la calvizie sia determinata da una quantità di androgeni superiore alla media nei soggetti che perdono i capelli, anche perché si è notato che tra gli uomini senza capelli e quelli con i capelli non ci sono praticamente differenze a livello ormonale. La “colpa” della caduta dei capelli è, invece, di una sensibilità eccessiva dei follicoli piliferi rispetto all’azione degli androgeni. In sostanza, alcuni capelli tendono a recepire più di altri lo stimolo degli androgeni, che è di natura miniaturizzante.

I sintomi

Rivolgendosi agli esperti di Cesare Ragazzi, si può scoprire molto di più a proposito di questo problema, per il quale la componente ereditaria risulta di fondamentale importanza. Ecco perché è molto probabile che ne soffra chi ha in famiglia altri parenti – genitori, fratelli, zii o nonni – che hanno dovuto fare i conti con la perdita dei capelli. La principale differenza tra la condizione maschile e quella femminile riguarda il periodo in cui il diradamento compare: esso, infatti, è più tardivo nelle donne, visto che per la prima volta si palesa, di solito, dopo i 30 anni.

Anche la localizzazione è differente: i problemi di calvizie tra i maschi riguardano la zona occipitale e quella frontale, mentre tra le donne sono più estesi e coinvolgono anche le zone dietro la linea temporale. La diagnosi dovrebbe essere per quanto possibile precoce, così da garantire un intervento terapeutico immediato che permetta di bloccare l’involuzione dei follicoli: il tempismo è indispensabile per far sì che i capelli possano ritrovare lo splendore di un tempo. Il tricogramma è l’esame che si rende indispensabile per diagnosticare l’alopecia femminile, ovviamente nel contesto di una valutazione più completa del quadro clinico.

Tra gli aspetti che devono essere presi in considerazione ci sono la regolarità del ciclo mestruale, la storia familiare per l’alopecia, l’assunzione di steroidi anabolizzanti e l’utilizzo di cortisonici o di pillole anticoncezionali. Utile anche la valutazione della concentrazione nel sangue di estrogeni e cortisolo.

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