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lunedì, 27 Agosto, 2018

allarme wifi

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Tra le tante soluzioni su cui si può fare affidamento per proteggere un appartamento rispetto alle intrusioni dei malintenzionati, i cosiddetti presidi di protezione passiva svolgono un ruolo importante anche per la loro funzione deterrente: che si tratti di un cancello, di una serratura molto robusta, di un portoncino blindato o di un vetro anti-sfondamento, sono sempre e comunque degli ostacoli veri e propri che devono essere superati.

Certo è che non sempre tali dispositivi da soli sono sufficienti per garantire il raggiungimento dell’obiettivo che si auspica, e cioè per eliminare in modo definitivo il rischio di una visita indesiderata da parte di uno o più delinquenti. Ogni immobile, poi, presenta un livello di rischio a sé: è ovvio che una villetta collocata in una stradina di campagna isolata è più esposta alle mire dei ladri rispetto a un appartamento al decimo piano di un palazzo a pochi metri di distanza da una caserma dei carabinieri. A proposito, se è vero che le unità abitative collocate al pian terreno o al piano rialzato sono le più a rischio, è altrettanto vero che non bisogna sottovalutare i pericoli corsi dagli appartamenti all’ultimo piano, a cui si può accedere dal tetto.

Gli allarmi wifi

Il rimedio va individuato nell’utilizzo di un allarme wifi, o comunque di un impianto anti-intrusione che assicuri gli standard di affidabilità più elevati. In linea di massima, un impianto antifurto è formato da un circuito chiuso e da una centralina senza fili, il cui compito è quello di trasformare in segnali di allarme gli impulsi che vengono ricevuti dai rivelatori. Le eventuali anomalie vengono registrate dai sensori, che completano l’impianto insieme con gli allarmi locali e la sirena da esterno. Il panorama attuale degli allarmi senza fili mette a disposizione una ricca varietà di soluzioni dalle caratteristiche tecniche decisamente avanzate, che per altro hanno il pregio di costare relativamente poco.

Il display e le zone

In genere la centrale si basa su un display testuale dotato di retroilluminazione, che può permettere di tenere sotto controllo lo storico degli allarmi attivati nel corso del tempo. Ogni modello prevede un numero massimo di zone che possono essere gestite dalla centrale: il range è molto ampio, ma si può arrivare fino a quasi 100. La sicurezza è garantita dal fatto che ciascun utente è abbinato a una specifica password. Le zone non sono altro che combinazioni di sensori che possono variare a seconda delle preferenze degli utenti. Tra l’altro, ciascun sensore interagendo con la centrale antifurto può trasmettere il segnale di possibili malfunzionamenti, ma anche indicare quando la batteria è scarica o se l’impianto è stato vittima di un tentativo di sabotaggio, con la funzione definita anti-tamper. Il livello di carica delle batterie, come si può ben intuire, deve essere sempre tenuto sotto controllo e supervisionato.

Il triplo combinatore

La centralina vocale è un’altra delle soluzioni che possono essere prese in considerazione: in virtù di questo elemento, per agire sull’impianto è sufficiente parlare tramite un microfono per inserire la password. Il controllo a distanza degli impianti si basa, invece, su un triplo combinatore sms, gsm e web: la gestione della centrale da remoto è estremamente comoda, e in più gli impianti moderni permettono di interagire ogni volta che si riceve sul telefono cellulare una chiamata che segnala un allarme in corso. Attivando il viva voce per l’ascolto, è più facile comprendere che cosa succede in casa. La funzione salvavita per le persone anziane è un’altra opzione sempre più presente nei prodotti di questo tipo: consente di farsi chiamare da chi si trova in difficoltà in caso di bisogno.

Quali sono le caratteristiche che devono essere ricercate in un impianto wireless? Per quel che riguarda le batterie dei sensori, la loro durata è una variabile di non poco conto, a maggior ragione per i sensori con tecnologia a infrarossi: ecco perché è utile poter contare su una tecnologia di risparmio energetico. La sirena da esterno, a sua volta, è alimentata da batterie stilo – di solito otto – e fa sì che possa essere segnalata l’installazione dell’antifurto. Un ripetitore di stato consente alla sirena di lampeggiare a intervalli costanti, e ciò lascia intuire l’effetto deterrente di cui si può beneficiare.

La tecnologia più moderna mette a disposizione anche le applicazioni domotiche, attraverso le quali si ha la possibilità di monitorare il teleriscaldamento o di tenere sotto controllo altri dispositivi elettrici. I sensori a tapparella senza fili rientrano nel novero dei sensori che vengono usati più di frequente per gli antifurti nelle case: essi offrono l’opportunità di proteggere in maniera assolutamente poco invasiva l’avvolgibile. Il sensore è del tutto invisibile, in quanto è destinato a trovare posto nel cassettone, e il suo funzionamento può essere paragonato a quello di uno yo yo: lo spostamento dell’avvolgibile viene segnalato quando la cordicella si allunga. Appare evidente che un sistema di questo tipo si dimostra utile in modo particolare in estate, proprio perché consente di riscontrare lo sfondamento dell’avvolgibile.

Il sensore porta finestra

Una valida alternativa – ma in realtà le due proposte sono complementari – può essere individuata nel sensore porta finestra: non è altro che il classico sensore magnetico, destinato a essere applicato non solo sulle finestre e sulle porte, ma più in generale in corrispondenza di tutte le aperture che consentono di agganciare in una sede fissa l’intelligenza, vale a dire la parte di dimensioni maggiori, mentre il magnete, che corrisponde alla parte mobile, viene posizionato sull’elemento che si apre. Se il sensore magnetico deve essere posizionato su persiane esposte alle intemperie, la procedura di installazione deve contemplare l’aggancio dell’intelligenza al muro in alto, con la parte mobile che viene applicata sull’anta, così che l’acqua battente della pioggia non provochi danni di alcun genere.

Infine, meritano di essere menzionati i sensori wireless, con tecnologia a infrarossi: per poter essere alloggiati hanno bisogno di non meno di 5 centimetri di spazio in larghezza, e servono a rilevare il passaggio dall’interno all’esterno o dall’esterno all’interno. Viene assicurata una protezione non invasiva attraverso la creazione di una sorta di barriera.