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Agosto 20, 2018
Prevenzione dellAlzheimer Marijuana rimuove la proteina tossica dell'Alzheimer dal cervello

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Speranza nella prevenzione dell’Alzheimer grazie ad un composto attivo presente nella marijuana, chiamato tetraidrocannabinolo (THC) che permette la rimozione di interi gruppi tossici della proteina beta-amiloide accumulati nel cervello. Questi elementi si pensa siano i precursori che attivano poi la progressione dell’Alzheimer.

La scoperta è stata supportata anche da precedenti studi in merito su pazienti con malattie neuro degenerative in cui si sono evidenziati gli effetti protettivi prodotti dai cannabinoidi, incluso il THC.

“Sebbene altri studi abbiano dimostrato che i cannabinoidi sono dei neuro protettivi contro i sintomi dell’Alzheimer, crediamo che il nostro studio sia il primo a dimostrare che i cannabinoidi influenzano sia l’infiammazione che l’accumulo di beta amiloide nelle cellule nervose”,

Queste le dichiarazioni di uno dei membri del team, David Schubert di l’Istituto Salk per gli studi biologici in California.

Schubert ed i suoi colleghi hanno testato gli effetti del THC, sui neuroni umani cresciuti in laboratorio imitando gli effetti del morbo di Alzheimer.

La prevenzione dell’Alzheimer deve prendere in esame questo piccolo composto speciale. Il quale non è solamente responsabile della maggior parte degli effetti psicologici prodotti e conosciuti della marijuana. Grazie alle sue naturali proprietà antidolorifiche, si è affermato come un utile trattamento dei sintomi dell’HIV, dai disturbi indotti dalla chemioterapia, nel trattamento del dolore cronico, al disturbo post traumatico da stress fino al trattamento dell’ictus.

In effetti, il THC sembra essere uno straordinario rimedio medico, i ricercatori stanno lavorando per produrlo in laboratorio attraverso il lievito geneticamente modificato in modo da migliorare i risultati di produzione rispetto alle corrispettive versioni sintetiche.

Prevenzione dell’Alzheimer questione di recettori

Il composto funziona passando dai polmoni al flusso sanguigno, dove si unisce a due tipi di recettori, i recettori cannabinoidi (CB) 1 e 2, che si trovano sulle superfici cellulari di tutto il corpo.

Nel cervello, questi recettori sono presenti in concentrazioni maggiori nelle aree associate al piacere, alla memoria, al pensiero, alla coordinazione ed alla percezione del tempo. Di solito si legano con una classe di molecole lipidiche chiamate endocannabinoidi prodotte dal corpo durante l’attività fisica in modo che la singola cellula possa inviare una segnalazione al cervello.

Ma il THC può anche legarsi a questi recettori più o meno con lo stesso meccanismo, producendo nel cervello delle anomalie che inibiscono la sua capacità di comunicare con se stesso.

Questo risultato ha un duplice aspetto, perché potrebbe permettere al soggetto di dimenticare qualcosa di importante oppure diventare improvvisamente incapace di muovere una semplice mazza da baseball. Allo stesso tempo potrebbe  sentirsi invincibile oppure potrebbe mangiarsi tutti gli snack che ha sottomano:

video in Inglese

Nel corso degli anni, la ricerca ha suggerito che in questo meccanismo, il THC potrebbe avere anche un altro effetto sull’invecchiamento del cervello. Infatti, sembra aiuti il corpo a scaricare gli accumuli tossici o “placche” di beta-amiloide.

Nessuno conosce esattamente le cause che provocano l’Alzheimer, ma si pensa che scaturisca da un insieme di due tipi di lesioni:
placche amiloidi e
grovigli neurofibrillari.

Le placche amiloidi si trovano tra i neuroni come densi ammassi di molecole di beta-amiloide, un tipo appiccicoso di proteine ​​che si raggruppa facilmente.

I grovigli neurofibrillari sono prodotti da proteine ​​tau difettose che si raggruppano in un ammasso denso e insolubile nei neuroni.

Non è chiaro il motivo per cui queste lesioni iniziano ad apparire nel cervello, ma gli studi hanno collegato l’infiammazione del tessuto cerebrale alla proliferazione di placche e grovigli neurofibrillari. Quindi, se riusciamo a trovare qualcosa che allevia l’infiammazione cerebrale ed allo stesso tempo permette al corpo di eliminare queste lesioni, potremmo essere sulla strada giusta per individuare un primo trattamento efficace per l’Alzheimer.

Nel 2006, i ricercatori dell’Istituto di ricerca Scripps hanno scoperto che il THC inibisce la formazione di placche amiloidi bloccando l’enzima nel cervello che li produce, e ora Schubert e il suo team hanno dimostrato che questo può eliminare anche una pericolosa risposta infiammatoria nel nervo cellule, assicurandone la sopravvivenza.

“L’infiammazione all’interno del cervello è una componente importante per determinare il danno associato alla malattia dell’Alzheimer, ma è sempre stato assunto che questa risposta provenisse dalle cellule del sistema immunitario presenti nel cervello, non dalle cellule nervose stesse”, dice Antonio Currais, uno dei membri del team.

Prevenzione dell’Alzheimer la situazione

“Quando siamo stati in grado di identificare le basi molecolari alla base della risposta infiammatoria delle beta amiloide, è stato subito chiaro che in composti simili al THC le cellule nervose possono essere coinvolti nella protezione delle cellule dalla morte”.

È una cosa eccitante, ma finora è stata dimostrata solo nei neuroni presenti in laboratorio. Il prossimo passo sarà osservare il legame tra THC, l’infiammazione ridotta e l’accumulo di placche in una sperimentazione clinica.

Le speranze legate alla prevenzione dell’Alzheimer passano per ora attraverso un “farmaco candidato” chiamato J147 che sembra avere gli stessi effetti del THC e permetterebbe quindi di testare gli effetti del THC senza che il governo interferisca.

Vale la pena aggiungere che recentemente la legge che disciplina le normative inerenti l’uso e somministrazione della marijuana negli Stati Uniti si sono ammorbidite rendendo più semplice questo processo.

I risultati sono stati pubblicati su Nature: Aging and Mechanisms of Disease.

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