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Una giornata in clinica, conto salato da 18 mila euro per l’ambasciatore russo


Un giornata in clinica e conto salato da record, scattano le indagini. «A’ dotto, che me mette un punto de sutura». «E no, tre punti, così me rimborsano l’intervento chirurgico». Era il 1968 quando il dottor Tersilli, interpretato dall’Albertone nazionale, con il film “Il medico della mutua” faceva riflettere sulla voracità di qualche camice bianco. Quasi cinquant’anni dopo il Sordi dottore, impallidirebbe di fronte a quei medici, che nella stessa clinica romana dove furono girate alcune scene, hanno presentato un conto di 17.913 euro per una giornata di ricovero, una manciata di visite e analisi di dubbia utilità senza tirar fuori nemmeno una diagnosi. Fatture consegnate all’ambasciatore russo Sergey Razov.
Il ricovero

Il 20 ottobre scorso fa ricoverare sua moglie alla clinica “Pio XI”, sulla via Aurelia, per mal di pancia, fastidi alla schiena e alla gamba destra. La consorte libererà la stanza il giorno dopo con un pacco di fatture da capogiro, anche se senza più disturbi. Non certo per merito di clinica e sanitari. Il mal di pancia viene al diplomatico, che con “aplomb” salda, ma poi scrive tutta la sua indignazione all’Ordine dei medici e ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Che va su tutte le furie e ordina un’ispezione ai Nas: ieri l’altro hanno spulciato tra le carte della casa di cura, solo in parte convenzionata. Le conclusioni arriveranno a breve ma la figuraccia non darà lustro alla Capitale

La rabbia per una giornata in clinica

«Poiché siamo cittadini russi – scrive l’ambasciatore all’Ordine- non riusciamo a comprendere se sia usuale che per i summenzionati problemi (ndr. il mal di pancia) si debba essere sottoposti ad esami invasivi e se i due professionisti, che non hanno svolto alcuna attività clinica né medica possano chiedere degli importi così cospicui».

Ed è difficile dargli torto dopo aver sfogliato le fatture. Il primario che prende in carico la signora spara 5.404 euro per una generica “assistenza medica in degenza”. Il suo vice batte invece cassa per 2.002 euro. «E tralascio di commentare la qualità e il tempo dedicato a mia moglie nelle singole visite», rimarca il diplomatico.

A cosa servissero poi le visite oculistiche e ortopediche per un mal di pancia lo sanno solo i luminari della clinica, che in tutta questa vicenda si è limitata ad incassare i 527 euro della giornata di degenza più la quota parte delle parcelle dei medici liberi professionisti. Anche se gridano vendetta quei 1.268 euro per analisi delle urine e del sangue, che di solito in un laboratorio privato non costano più di un centinaio di euro.

E che dire di quella valanga di accertamenti (esofago e gastro endoscopie, Tac, risonanze e colonscopie), costate al marito oltre quattromila euro e alla signora una massiccia dose di anestesia?

Il precedente

Due anni fa ai familiari dello scrittore Alberto Bevilacqua una famosa clinica della Roma bene presentò un conto da oltre un milione per tre mesi in terapia intensiva. «Nessun illecito», ha appurato la magistratura. Ma converrà forse ricordarsi di queste super fatture quando ci si lamenta della nostra un po’ troppo vituperata sanità pubblica.

di PAOLO RUSSO

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